Cambogia

CIO' CHE RESTA DI UN PASSATO RECENTE DI CRUDELTA'-

1-

Dopo vent'anni  in cui  hanno  subito sulla propria  pelle la  seconda
guerra d'Indocina, l'autogenocidio  prodotto dalla follia maoista  dei
Khmer rossi,  l'invasione  vietnamita e  l'importazione di  un  regime
comunista di  tipo sovietico,  lo stillicidio della  guerra civile,  i
cambogiani tornano a rivivere nel  cuore di Phnom Penh, capitale della
Cambogia.
Con  un'operazione  di  cieca fede  maoista,  senza  precedenti  nella
storia, i Khmer rossi  chiusero scuole, ospedali ed uffici,  abolirono
l'uso del denaro e deportarono  nelle campagne tutti gli abitanti. Tra
il 1975 ed  il 1979  il dimenticato olocausto cambogiano fece  sparire
uccisi dagli stenti o cancellati  nei campi di sterminio due milioni e
mezzo di persone; quei  cinque anni di spietata rivoluzione  culturale
segnarono la  cancellazione  e la  perdita di  un'intera  generazione.
L'utopia sanguinaria di Pol Pot termin• con l'invasione vietnamita del
1979 ma la tragedia della  Cambogia conobbe altri 13 anni  di drammi e
di orrori.
Nel  maggio  del  1993,  l'intervento dell'Onu  e  le  prime  elezioni
democratiche permisero la lenta ripresa  della vita normale anche se i
Khmer rossi occupano ancora militarmente  le frontiere con Thailandia,
Laos e
un incubo mortale Š nascosto sotto ogni passo disseminato per tutto il
territorio della  Cambogia. Le  mine,  che con lucida  follia Pol  Pot
amava definire "i soldati  migliori, perchŠ non chiedono di  mangiare,
di bere, di dormire, ma vigilano sempre".
Dieci milioni di  mine abbandonate,  dieci persone al giorno, donne  e
bambini soprattutto, uccise  o mutilate  dall'arma pi— vile  inventata
dall'uomo, e  questo  Š  uno  dei volti  della  guerra civile  che  in
Cambogia sembra non avere mai fine.

 

A Phnom Penh, di mattino  presto, visitiamo un edificio decadente, era
un  ginnasio  francese  moderno,  anni   cinquanta,  con  balconate  e
finestroni; molto filo spinato ritorto  sui muri e sui cancelli,  muri
imbrattati, sporchi e fatiscenti i corridoi, i pavimenti sfondati. Era
un quartiere residenziale centrale. Appena entrati nel cortile, subito
emerge la cattiveria, l'efferatezza per raggiungere l'orrore anche con
pochi mezzi: gli attrezzi di  ginnastica di una palestra sistemati per
appendere i prigionieri con la  testa in gi— ed immersa  negli immensi
orci, i grossi contenitori d'acqua di Pian delle Giare.
Questo era  il centro  di  prima accoglienza  e prima  tortura per  le
vittime  dei  Khmer  rossi  massacrate dal  1975,  quando  gli  sdegni
occidentali  per  le  stragi  in 
americani  ritirati.  Ma  questi  campi  di  sterminio,  tutti  questi
"Killing  Fields"   (urla  nel   silenzio)   non  suscitarono   grosse
indignazioni internazionali poichŠ poco se  ne parl•. Non furono scene
di televisione in  diretta, non  c'era il boato  delle bombe e  mortai
all'ora dei pasti.  La gente  ascolta le notizie, insomma Š  audience,
solo se  i dati  fanno  rumore, nessuno  si occupa  di una  silenziosa
carneficina e quando  mancano notizie  "forti", l'interesse si  sposta
sull'apatico  andamento  di  politica  interna   deludente  fino  allo
sbadiglio.
I cambogiani ora ti portano  volentieri in questi posti delle  stragi,
benchŠ i Khmer rossi occupino tutt'ora parte della Cambogia.
Dentro la  scuola, ecco  le classi  divise con muretti  di mattoni  in
cellette di un metro per due dove i prigionieri non uscivano per mesi.
Nelle aule pi— grandi, le  celle comuni, Š esposta una  documentazione
fotografica  terrorizzante.  Cataste   di  corpi  senza  vita,   scene
meticolose  di  torture.  Pi—   di  un  terzo  della  popolazione   fu
sterminata, la preferenza era  per chi portava gli occhiali,  presunta
classe colta: tecnici, medici, insegnanti, studenti, monaci ecc. ... e
quindi  categoria  da  annullare per  distruggere  pi—  facilmente  il
passato, per cancellarne la memoria. Foto di deportazioni e luoghi di 
campagna, risaie e  boscaglie dove  la gente veniva avviata ai  lavori
forzati. Pi— avanti  altre stanze  con letti e  vasche di tortura  con
catene e tenaglie per strappare le unghie.
Grandi cartelli con dati statistici  corredano un ampio corridoio; uno
dice:
in data 17.04.1975
- 7.000.000 = popolazione;
- 3.314.768 = morti e dispersi;
-   141.868 = invalidi;
-   200.000 = orfani;
-   635.522 = case distrutte
-       796 = ospedali distrutti
-     5.857 = scuole distrutte;
-     1.968 = pagode distrutte
Pi— avanti altre foto con  ammassi di teschi, foto che  hanno fatto il
giro del mondo  per farci  vergognare, per stare  ancora una volta  in
silenzio.
Nel rigoroso e nuovo monumento  ossario, grandi vetrine di teschi sono
a dar  credito della  cattiveria  dell'uomo; in mezzo  ai campi  delle
fosse comuni che sembrano  scoperte di tombe archeologiche, con  pezzi
di ossa e  stracci e  indumenti e ...  bottoni, il tutto appena  fuori
Phnom Penh, questo al "Killing Fields". Molti venivano portati qui per
essere ammazzati  direttamente  nelle  fosse,  dai Khmer  rossi,  dopo
essere stati torturati in quel  carcere, in quell'ex ginnasio francese
della citt….
Non si era  detto forse che  nulla di simile sarebbe stato  tollerato,
dopo i gulag sovietici e dopo la cattiveria del nazismo e l'esplosione
delle bombe atomiche?
I khmer rossi di Pol Pot, colpevoli di tutto ci•, sono ancora in giro,
sfruttano le miniere di rubini e controllano il commercio del legname,
l'unica voce attiva dell'economia in  miseria del piccolo e disastrato
stato cambogiano. Non si accontentano:  terrorizzano anche con le mine
antiuomo la popolazione  delle campagne  ed acquistano armi  americane
che filtrano attraverso la Thailandia. I khmer rossi sperano ancora in
una presa del potere; Shanouk  eterno re, guarda stanco il  futuro del
suo paese  e la  gente coltiva  una piccola speranza  in un  fatalismo
rassegnato dopo  tanti anni  disastrosi come dice  un contadino  della
periferia di Phnom Penh. "Un  tempo venivano i soldati di Shanouk e ci
rubavano le galline. Poi quelli  di Long Nol e ci rubavano le galline.
Poi i khmer rossi e ci rubavano le galline. Poi quelli di Hun Sen e ci
rubavano le galline. Adesso ancora con Shanouk e ci rubano le galline.
Domani altri ne verranno e ci ruberanno le galline".
Una visita  nell'ospedale militare  di Preahket, nel  centro di  Phnom
Penh, Š un viaggio nell'orrore.  I suoi corridoi sporchi e fatiscenti,
invasi dall'umidit… e  dalle mosche,  ospitano i reduci di una  guerra
combattuta senza  mai vedere  il  nemico. Le mine  sono ancora  l'arma
preferita dai Khmer rossi, efficaci e poco costose. I soldati, ridotti
in queste brande, quasi tutti  amputati sotto il ginocchio o  mutilati
alle  mani o  feriti  agli  occhi,  sono giovani  di  leva  mandati  a
combattere i Khmer rossi sul  fronte di Battambang. Nei giorni  scorsi
ne sono arrivati altri 180  e i 700 posti a  disposizione  non bastano
pi— a  contenerli. Le  loro condizioni sono  spaventose eppure  questi
uomini dimostrano un coraggio ed  una capacit… di sopportazione che ha
dell'incredibile. Non Š fatalismo Š  una volont… di sopravvivere messa
a durissima prova da esperienze  e traumi che mai   riusciremo neppure
ad immaginare.
E' la capacit… di tornare  comunque a sorridere nonostante tutto.  Qui
si capisce quell'insopprimibile voglia di vivere che negli ultimi anni
ha   spinto  500.000  profughi  a rientrare  in  Cambogia,  quasi  una
scommessa sul suo futuro.
Le barche scivolano tranquille lungo  il corso del Mekong ma subito al
di l… delle sue rive, nella direzione verso la quale si ritir• quattro
anni fa l'esercito vietnamita, la  guerra delle mine continua. Noi  ci
stiamo  recando  ad  Angkor,  capitale  di quel  regno  Khmer  il  cui
splendore  Š  ancora  testimoniato dalle  grandiose  rovine  dei  suoi
templi.


CHIENG TAN Š tornata in  Cambogia da pochi giorni da S. Francisco. Lei
cambogiana, lei esule  dal 1979,  lei non incontra  da allora  nessuno
della sua famiglia,  della sua gente, da  allora non Š pi— tornata  in
patria. Lei, come tanti  altri, profuga senza diritto di  cittadinanza
in terra straniera, in terra americana.
Chieng Tan maestra, all'et… di 20 anni parte da Phnom Penh e si reca a
Slem Reap e provincia a  lavorare, ci rimane fino al 1974. Nel 1975 si
trasferisce a Battambang, quando comincia  la rivolta dei Khmer rossi.
Nel gennaio 1979 i vietnamiti invadono la Cambogia. Nel novembre dello
stesso anno fugge  da Battambang  verso la Thailandia,  verso i  campi
profughi.
RACCONTA:
"Ero stata arruolata dai Khmer  rossi quale contabile perchŠ loro  non
avevano capacit…  ed un  giorno, appena avuta  la possibilit…,  quando
cioŠ  i  vietnamiti  entrarono  in  quel  villaggio  e  fecero  grossa
confusione, scappai con mia sorella e fratello minori e due nipotini.
Da Battambang,  con motobik  ci siamo  trasferiti a Sisophon  e di  l
verso la frontiera.  Abbiamo camminato  a piedi per  tre giorni e  tre
notti, di giorno dormivamo e di notte marciavamo. L'incubo delle mine,
la paura di essere braccati,  il terrore di essere uccisi o violentati
non  arrestavano  comunque  la  nostra   marcia,  un  passaggio  della
speranza, il cammino verso la  libert…. Mangiavamo solo erbe e radici,
ci dissetavamo con l'acqua delle risaie e quando eravamo fortunati con
quella dei fiumi. A tratti  pioveva a dirotto, le gambe  sprofondavano
nelle risaie, le sanguisughe succhiavano  le poche energie che avevamo
... per•  sempre andavamo  avanti. L'importante era  non fermarsi.  Un
giorno pass• un gruppo di  Khmer rossi molto vicino ad  un fiume e noi
nascosti sotto l'acqua, respiravamo attraverso canne di bamb— sognando
la libert…. Anche quel pericolo  pass•, altri ne passarono. Una notte,
verso il mattino, l'alba del  terzo giorno, ci trovammo sulla  cima di
una collina,  avevamo inconsapevoli attraversato  il confine.  Laggi—,
lungo la  piana,  un  movimento  concitato di  uomini, di  camion,  un
accampamento della  Croce Rossa.  Era il campo  OO7 della  Thailandia,
KHAO I  DANG. Con le  lacrime agli  occhi raggiungemmo il  campo e  ci
lasciammo trasportare nelle braccia della salvezza".
Dopo pochi  mesi,  nell'80  viene trasferita  in un  campo  filippino.
SABANG MORONG  BATAAN e vi  rimane per  4 mesi e  comincia a  studiare
l'inglese. Parte per Oakland (California).
Nel 1982, Š  assunta come  infermiera al Chinatown North Beach  Mental
Health Services,  dove  lavora  il mio  amico medico  psichiatra  Paul
Freeman direttore della clinica per il recupero dei malati mentali per
"la guerra dell'Indocina".
Lisa Chien Tan cammina serena  nell'area sacra dei templi di  Angkor e
sale e scende e risale le scalinate che portano da un angolo all'altro
sulle terrazze  dominate  dalle  statue  dei Budda  del  tempio  Bayon
nell'area di Angkor Thom.
Una preghiera, un incenso acceso, uno sguardo al cielo e torna da dove
Š venuta.


Angkor, fu capitale e centro  religioso della civilt… Khmer, che fior
quasi mille anni  fa nella penisola  indocinese. Poi un lungo oblio  e
l'abbraccio della  giungla ne  hanno fatto una  citt… fantasma.  Anche
noi, spinti  dall'ansia  di posare  gli  occhi sui  pi—   reconditi  e
misteriosi tesori che remote regioni  celano, siamo arrivati in questa
selva di templi  di pietra.  Questa citt… divina, venne scoperta  solo
nel 1860.  Angkor,  antica capitale  cambogiana, ha  un'estensione  di
oltre 200 Km quadrati. Comprende  72 grandi templi e numerosi  edifici
minori, costruiti tra il IX ed il XIII secolo. Situata nella provincia
di Siem Reap, nel nord  ovest del paese, venne danneggiata  negli anni
70 dall'azione dei Khmer rossi, che ne minarono ampie zone e ne fecero
la loro sede e roccaforte  trasformando quel che un tempo erano luoghi
sacri in  osservatori  militari,  luoghi di  prigionia e  di  tortura,
addirittura smantellando dei  colonnati e  facendo tiro a segno  sulle
statue dei budda e bassorilievi rappresentanti la storica vita dei re.
Ora i  guerriglieri si  sono  ritirati sulle  montagne pi—  al nord  e
questo misterioso  ed affascinante  luogo  di spiritualit…  finalmente
riposa, deposto al  mondo affinchŠ  l'uomo percorra, con rispetto,  le
strade sacre ed  i colonnati,  attraversi i ponti,  salga e scenda  le
scale, si  fermi sulle  terrazze  ad osservare  le grandi  statue  dei
budda,  ed  assorba  la  sacralit…,  dove  sogno  e  realt…  sono  una
dimensione unica, dove il canto degli uccelli ne esalta le penombre.
Ora che Sihanouk  ha ripreso  la monarchia, ad Angkor ricominciano  in
grande stile i restauri che  dovrebbero costare 300 miliardi di lire e
durare circa 40 anni; sponsor principali: l'UNESCO e il GIAPPONE.
"Avremmo dovuto  iniziare  i  lavori  nel 1971"  dice nel  suo  centro
operativo, ex scuola orientale francese  l'architetto francese Jacques
Dumarcay il  responsabile  del  progetto di  restauro del  Bapuon,  un
santuario a terrazze largo 200  metri e alto oltre 60 ornato di torri,
portici e bassorilievi, trasformato dal tempo e dalle vicende storiche
in un ammasso informe di  pietre, in una montagna artificiale. "Poi la
Cambogia Š rimasta  tagliata fuori dal  resto del mondo a causa  della
politica dei Khmer rossi. Ma  siamo intenzionati a recuperare il tempo
perduto". Dumarcay, prima di tornare  in Cambogia, fu direttore lavori
per l'Unesco al Borobudur in  Indonesia, sicuramente la sua esperienza
ridoner…  splendore  a   queste  rovine.  Il  lavoro  consiste   nello
smontaggio e la successiva  ricostruzione del tempio. Il Bapuon  venne
in realt… gi…  parzialmente smontato nei primi  anni 70 e le 200  mila
pietre sono ancora  disseminate attorno alla costruzione. Nel  periodo
del caos gli schedari furono perduti; quelle note dove le pietre erano
catalogate  una  per  una.  La soluzione  Š  attualmente  affidata  al
computer. Sul  suo  schermo,  nel centro  operativo, linee  e  disegni
colorati si animano,  e ci  mostrano immagini virtuali del Bapuon.  Il
programma permette di riconoscere le pietre smontate, dall'analisi del
loro profilo e crea immagini  tridimensionali dell'edificio sacro. "E'
una tecnica che funziona" ci dice l'architetto mentre ci saluta.
Per  raggiungere  Angkor 
complesso, si attraversa un grande  bacino d'acqua su una lunga strada
di pietra.  Altissimi  gradoni  innalzano le  cinque torri  interne  a
rappresentare il monte Meru, vetta  sacra agli induisti. Dalla sommit…
lo sguardo spazza fino all'orizzonte.
Jannine Warnod mia amica, critica  d'arte francese e corrispondente di
"Le  Figaro",  qui  per  fare  un  servizio  su  Dumarcay,  mentre  ci
avventuravamo   lungo   questi   percorsi   straordinari,   attraverso
l'architettura dello spazio, disse:
"Tutti questi artisti hanno fatto  cose grandiose e di loro non appare
neppure  il  nome;  tanti  "artisti"   attuali,  fanno  a  volte  cose
insignificanti e vogliono invece passare alla storia".
Il  vero  mistero  Angkoriano  Š   il  tempio  TA  PROHM,  tralasciato
volutamente  dai  restauratori,  e  tutto  avviluppato  dai  tentacoli
arborei della ceiba.  Nessuno li,  ha spostato una pietra, nessuno  ha
tagliato alberi o radici. Nel  corso dei secoli Angkor tutta era cos;
tra pietre e  mondo vegetale  si era creato  un delicato e  misterioso
equilibrio. Noi possiamo cos ammirare il segno dell'uomo attraverso i
secoli con gli stessi occhi  stupiti dei primi esploratori di 130 anni
fa, dove l'essenza stessa della  giungla cola lenta dentro i  portali,
attraverso i porticati e si  arrampica sulle cime dei santuari e si fa
a tratti essa stessa pilastro ed architrave in una fusione che produce
incantesimo.
Una nenia lontana, le litanie dei monaci, un vento caldo ed odoroso di
foresta, ci accompagna in un'altra  dimensione, poi, la giungla si  fa
silenziosa e l'ultimo  canto degli uccelli  si perde con i colori  del
tramonto; tra  poco  sar…  buio,  tra poco  tutto si  riavvolger…  nel
millenario misterioso silenzio.

 

Le recenti realt…  storiche hanno cionvolto negativamente il  processo
di evangelizzazione cominciato  agli inizi  del seicento. Le  attivit…
missionarie fra espulsioni  e martiri, stentarono a consolidarsi  fino
al 1877  quando,  passato  il  regno di  Cambogia  sotto  protettorato
francese, venne  concessa la  libert…  religiosa ed  il vangelo  venne
tradotto in lungua  Khmer. Durante  il periodo del  caos negli  ultimi
venti anni, furono espulsi o  martirizzati i missionari stranieri e  i
preti locali; vennero perseguitate le comunit… cristiane, i cui membri
furono uccisi o  avviati ai campi  di lavoro, che si trasformarono  in
campi di sterminio.  Solo sotto  la recente e ritrovata monarchia  pu•
riprendere l'attivit… religiosa per la  minoranza (0,2 %) di cattolici
superstiti.
Nel mio breve passaggio in  Cambogia ho potuto cogliere il saluto e la
voglia di  fare di  alcuni italiani.  Prima di partire,  il mio  amico
Giulio, mi passa il giornalino " Cooperando" (periodico di solidariet…
mondiale) dove  Piergiorgio Pescari  scrive:"Hanno  una professione  e
parlano  correttamente  tre  o  quattro   lingue,  ma  hanno  lasciato
sicurezza ed agi; alcuni hanno rinunciato anche a farsi una famiglia".
Sono i volontari italiani impegnati  in Cambogia; gente che ha  scelto
di operare dove c'Š bisogno di aiuto e comprensione, la' dove il mondo
Š dimenticato.  Sono  missionari  e  laici che  quindi sono  andato  a
trovare; tra loro: Padre
- Padre
da alcuni anni  ed in poco tempo Š  riuscito a costruire una scuola  e
rimettere in funzione alcuni canali di irrigazioni abbandonati.
Il programma per il 1995 dice:
- Continuare ed estendere i  corsi di alfabetizzazione e lo  sforzo di
aggiornare e perfezionare la preparazione degli insegnanti elementari;
- Continuare i corsi di formazione allo sviluppo agricolo;
- Continuare i corsi di  formazione orientati all'autopromozione della
donna;
- Continuare  l'educazione sanitaria  di  base, prestando  particolare
attenzione alla formazione degli operatori sanitari di villaggio;
- Continuare  il programma  di  scavo di  pozzi tradizionali  nei  due
comuni;
- Completare le opere idriche a
- Completare due ponti con chiusa a Ampoeu Prey;
- Riparare la strada principale  da Ampoeu Prey, di collegamento tra i
villaggi.
Poi aggiunge:  Per quanto riguarda  l'integrazione-cooperazione tra  i
vari settori  del  progetto,  si  pu• dire  che  Š stata  positiva  ed
abbondante, ma che vogliamo migliorarne non solo la quantit…, ma anche
le qualit…, in  modo che  la partecipazione della gente alla  gestione
del progetto possa aumentare e migliorare. La presenza di New Humanity
nei villaggi, non solo ha  dato un apporto positivo allo  sviluppo, ma
anche speranza alla popolazione.
Un grande cancello  con l'immagine  di S.G.Bosco in  ferro battuto  si
apre al  nostro arrivo  alla periferia  di Phnom Penh,  alla sede  dei
salesiani. Ci  viene  incontro  Fratel  Roberto Panetto,  torinese  di
Ceresola d'Alba, in  Thailandia dal  '75, non appena finiti gli  studi
tecnici, ed ora in Cambogia.
Davanti ad un bicchiere d'acqua,  che rende pi— sopportabile la  calda
giornata, ci racconta:
"Siamo arrivati nel  '91 dove  abbiamo iniziato dei corsi tecnici  per
gli orfani  ed  abbiamo  iniziato la  costruzione di  questo  edificio
(enorme complesso scolastico). Noi tendiamo  ad aiutare principalmente
gli orfani  ed i  poveri.  Ora ne  ospitiamo centocinquantacinque  che
seguono quattro settori: meccanica, elettromeccanica,  automobilistica
e stamperia; ci stiamo organizzando per riceverne ottocento.
In Cambogia, il problema lavoro non ha sbocchi per la giovent— ed ecco
allora che  li  prepariamo  con  priorit… tecnica  per un  pi—  facile
inserimento in societ…. Il nostro lavoro Š iniziato nei campi profughi
cambogiani in Thailandia nel 1989 preparando i ragazzi al loro rientro
in patria.  All'inizio avevamo  scuole  di legno  e bamb—.  Nel  1991,
quando siamo arrivati qui a  Phnom Penh, abbiamo iniziato a  costruire
questo  edificio.   L'Italia  ha  contribuito   nella  dotazione   dei
macchinari con la Caritas ed il Ministero degli Esteri".
Ci accompagna a  vedere il  dormitorio, grande stanzone  che ospita  i
giovani ventenni, rimasti orfani dai tempi di Pol pot, ragazzi soli al
mondo, che prima di venire qui raccolti erano ammassati brutalmente in
qualche disperato orfanatrofio governativo. "Sono  ottimista- continua
Fratel Roberto- poichŠ  gli aiuti  che otteniamo fanno dimenticare,  o
quantomeno assopire (con il dito  mi indica i giovani), la  violenza e
l'odio che ognuno di loro, cerca di spegnere "dentro".


SISTER DENISE - GESUITA -
Principale promotrice in Cambogia nella campagna contro le mine.
L'abbiamo intervistata nella sua sede a Phnom Penh.
"In Cambogia viviamo ogni giorno  la miseria e l'orrore causati  dalle
mine ed Š  per questo  che ci siamo  mobilitati nella campagna per  il
loro bando internazionale. Sono stata  recentemente a Siem Reap ed  in
quell'ospedale in un solo mese sono state ricoverate sessantasei nuove
vittime, a Monco Parey un piccolo villaggio del Nord-Ovest, le vittime
ricoverate nell'ultimo mese  sono cinquantacinque, a Battambang  altre
settantadue, a Phnom Penh centocinquanta e questo senza contare quanti
muoiono nei campi  o non  vengono nemmeno ricoverati.  Ma le mine  non
causano soltanto  sofferenze e  perdite  di vite  umane; tolgono  alla
gente  il  gusto  della  vita;   minacciano  l'economia  stessa  della
Cambogia, perchŠ i  contadini sono terrorizzati dal pericolo  presente
nelle risaie alle porte di  casa; le donne sono colpite quando vanno a
raccogliere  la  legna,  i  bambini quando  escono  a  giocare:  tutti
rischiano di restare  uccisi o mutilati.  Il risultato Š che una  gran
parte del territorio Š inutilizzabile per la coltivazione del riso o  
altri prodotti."
Ci mostra una locandina e continua a parlare:" Questo poster che dice:
Sospendete il mercato delle mine,  Š stato disegnato da un  ragazzo in
questo ufficio e  rappresenta quattro  giovani vittime che  conosciamo
bene. Tre  del  Nord, la  regione  di Battambang  e Sisophon,  uno  di
Kompong Speu. Nei giorni  scorsi durante la giornata nazionale  contro
le mine sono state raccolte  280.000 firme di cambogiani che  chiedono
il  bando  internazionale  dell'uso,  la   produzione,  la  vendita  e
l'acquisto delle mine come arma di guerra".
Telefona poi allo  CMAC (Centro Cambogiano Antisminamento che  impiega
1.500 uomini) e  ci fa  assistere  alle  operazioni di bonifica  delle
mine effettuata da  vari specialisti  internazionali Š cominciata  nel
1993, inizialmente appoggiata dall'ONU.
Costruire una mina pu• costare  dai tre ai venticinque dollari, mentre
disseminarla comporta una spesa che sfiora il migliaio di dollari.
Quando ci  saluta,  uscendo  ci raccomanda  di essere  portavoce  agli
italiani  nel   cessare  la   produzione  delle   mine  poichŠ   siamo
vergognosamente, al secondo posto nel mondo.

 


ONESTA CARPENE', Š il  personaggio straniero pi— conosciuto e  stimato
in Cambogia; ci rilascia un intervista; racconta:
"Sono arrivata  in  oriente  nel  1966; prima  in 
Filippine ed ancora in
e da quindici anni qui in Cambogia.
PerchŠ sono qua Š una storia lunga e breve nello stesso tempo.
Avevo accumulato esperienze dell'Asia perchŠ avevo lavorato in
durante la  guerra ed avevo  saputo tenere  ad Hong Kong  i legami,  i
contatti con le organizzazioni umanitarie.
Nei primi  anni  della  guerra  di Pol  Pot,  attraverso  l'ambasciata
vietnamita, ho potuto aiutare una ONG (organizzazione non governativa)
francese a far  entrare a Phnom Penh  un cargo aereo con materiale  di
prima necessit… e in seguito altre ONG per gli stessi motivi. Ho anche
aiutato un francese a ritrovare suo figlio disperso.
Non sono religiosa, sono una  laica. Entrai a Phnom Penh  nell'80, con
la prima ingerenza  vietnamita e  vedere questa citt… era vedere  solo
disastri.
C'erano in citt… solo ottantamila persone, le case erano abbandonate e
tutte senza porte e finestre; solo rovine, era una citt… fantasma.
Il motivo  che mi  ha  spinto a  lasciare l'Italia Š  stato quello  di
inseguire i miei ideali e  lavoro nella speranza che ci  sia un giorno
per tutti una vita migliore.
Sono  cattolica   e   credo  nell'umanit….   Attualmente   rappresento
Australian Catholic Relief, che Š un'organizzazione come la Caritas da
noi.
Il mio incarico Š organizzare i cambogiani ed aiutarli a riprendere in
mano  il  loro  paese  in  un  settore  che  Š  importante,  primario:
l'agricoltura.
Abbiamo formato insegnanti e professori  in agronomia ora con i  mezzi
di  comunicazione  divulghiamo  sistemi  di   informazione  es.:  come
coltivare il  riso,  come  vaccinare  gli animali  ecc...stiamo  anche
creando delle aziende agricole. Lavoriamo  a far si che i contadini si
aprano agli altri, parlino, agiscano  in societ…. Loro sono salvi solo
perchŠ  sotto  il  regime  di   Pol  Pot  hanno  saputo  stare  zitti,
sprofondare nel silenzio, ma ora se vogliono inserirsi socialmente, si
devono aprire, devono accettare il nuovo sistema di vita che non Š pi—
di terrore ma di rinascita.  Insegnamo anche a rimboccarsi le  maniche
senza aspettare il governo.  Dove manca l'acqua abbiamo portato  pompe
poi costruito  canali e  strade,  cerchiamo di  dar fiducia  a  questa
gente. Dal punto di vista  politico i Khmer rossi sono ancora la'... a
impegnare  l'esercito  governativo e  fanno  saltare  ponti,  rovinano
strade, seminano mine ed a  volte attaccano i contadini quelli  che un
tempo attaccavano solo  i capi  villaggio invece ora  usano il  metodo
della carota per tenerli buoni e seminano terrore per sottometterli.
I Khmer  rossi sono  falsi anche.  Hanno ucciso in  questi giorni  tre
bianchi che  viaggiavano in  treno  ( mi  raccomando almeno  voi,  non
viaggiate in treno in questi  giorni); prima dicono che non sono stati
loro poi invece dicono che li hanno uccisi perchŠ erano spie.
La situazione qui  in Cambogia  Š penosa. La  corruzione Š ai  massimi
livelli. Quando hanno  fuso le  tre forze militari,  hanno creato  pi—
gente in capo, al comando, che in struttura regolare. Quando uno stato
estero vuole inviare aiuti, poniamo  per fare strade o dighe,  i soldi
arrivano col contagocce  poichŠ si  fermano tutti per strada. Tutto  Š
corrotto, tutto deve essere reimpostato  su nuove coscienze. C'Š molta
gente con  buona volont…  ed Š  giusto lavorare almeno  per questa.  I
contadini non hanno avuto il  tempo ne' la possibilit… ne' i mezzi per
poter guardare  lontano soprattutto  ora  che sono  dovuti passare  da
un'economia socialista  ad  un'economia di  mercato. Le  sessanta  ONG
presenti hanno avuto un ruolo  speciale; sono state le uniche  voci al
di    fuori  del  governo  e sono  state  presenti  dall'inizio  della
rivoluzione, una fiammella che non si Š  mai spenta. Siamo osservatori
con possibilit… di rivolgere la parola".
Conclude dicendo: " Sono italiana  ed agli italiani devo dire:  perchŠ
mai una parola sulla Cambogia? e .... poi smettetela di produrre mine;
qui non ce ne saranno ma nel mondo si parla molto di mine italiane"

 

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CAMBOGIA: CIO’ CHE RESTA DI UN PASSATO RECENTEDI CRUDELTA’
di Giorgio Fornoni


“Un tempo venivano i soldati di Sihanouk e ci rubavano le galline. Poi quelli di Long Nol, e ci rubavano le galline. Poi i Khmer rossi, e ci rubavano le galline. Poi quelli di Hun Sen che ci rubano le galline. Domani altri ne verranno, e ci ruberanno le galline”. In quest’affermazione, intrisa di fatalismo, di un contadino della periferia di Phnom Penh c’è tutta la rassegnazione disperata del popolo cambogiano che tenta di uscire dal periodo più buio della sua storia.

Vent’anni di crudeltà
     Dopo vent’anni in cui hanno subito sulla propria pelle la seconda guerra dell’Indocina, l’autogenocidio prodotto dalla follia maoista dei Khmer rossi, l’invasione vietnamita e l’importazione di un regime comunista di tipo sovietico, lo stillicidio della guerra civile, i cambogiani tornano a rivivere nel cuore di Phnom Pehn, capitale della Cambogia.
     Con un’operazione di cieca fede maoista, senza precedenti nella storia, i Khmer rossi chiusero scuole, ospedali ed uffici, abolirono l’uso del denaro e deportarono nelle campagne tutti gli abitanti. Tra il 1975 e il 1979 il dimenticato olocausto cambogiano fece sparire uccisi dagli stenti o cancellati nei campi di sterminio due milioni di persone; quei cinque anni di spietata rivoluzione culturale segnarono la cancellazione e la perdita di un’intera generazione. L’utopia sanguinaria di Pol Pot terminò con l’invasione vietnamita del 1979 ma la tragedia della Cambogia conobbe altri 13 anni di drammi e di orrori.
     Nel maggio del 1993, l’intervento dell’ONU e le prime elezioni democratiche permisero la lenta ripresa della vita normale anche se i Khmer rossi occupano ancora militarmente le frontiere con Thailandia, Laos e Vietnam e impegnano l’esercito in un’esasperante guerriglia e un incubo mortale è nascosto sotto ogni passo disseminato per tutto il territorio della Cambogia: le mine, che con lucida follia Pol Pot amava definire ... “i soldati migliori, perchè non chiedono di mangiare, di bere, di dormire, ma vigilano sempre”.
     Dieci milioni di mine abbandonate, dieci persone al giorno, donne e bambini soprattutto, uccise o mutilate dall’arma più vile inventata dall’uomo, e questo è uno dei volti della guerra civile che in Cambogia sembra non avere mai fine.

La scuola-prigione
     A Phnom Pehn, di mattino presto, visitiamo un edificio decadente: era un ginnasio francese moderno, anni cinquanta, con balconate e finestroni; molto filo spinato ritorto sui muri e sui cancelli, muri imbrattati, sporchi e fatiscenti i corridoi, i pavimenti sfondati. Era un quartiere residenziale centrale. Appena entrati nel cortile, subito emerge la cattiveria, l’efferatezza per raggiungere l’orrore anche con pochi mezzi: gli attrezzi di ginnastica di una palestra sistemati per appendere i prigionieri con la testa in giù ed immersa negli immensi orci, i grossi contenitori d’acqua di Pian delle Giare.
     Questo era il centro di prima accoglienza e prima tortura per le vittime dei Khmer rossi massacrate dal 1975, quando gli sdegni occidentali per le stragi in Vietnam si erano esauriti, e gli americani ritirati. Ma questi campi di sterminio, tutti questi “Killing Fields” (urla nel silenzio) non suscitarono grosse indignazioni poichè poco se ne parlò.
     I cambogiani ora ti portano volentieri in questi posti delle stragi, benchè i Khmer rossi occupino tuttora parte della Cambogia.
     Dentro la scuola, ecco le classi divise con muretti di mattoni in cellette di un metro per due da dove i prigionieri non uscivano per mesi. Nelle aule più grandi, le celle comuni, è esposta una documentazione fotografica terrorizzante. Cataste di corpi senza vita, scene meticolose di torture. Più di un terzo della popolazione fu sterminata, la preferenza era per chi portava gli occhiali, presunta classe colta: tecnici, medici, insegnanti, studenti, monaci ecc... e quindi categoria da annullare per distruggere più facilmente il passato per cancellarne la memoria. Foto di deportazioni e luoghi di campagna, risaie e boscaglie dove la gente veniva avviata ai lavori forzati. Più avanti altre stanze con letti e vasche di tortura con catene e tenaglie per strappare le unghie.
     Grandi cartelli con dati statistici corredano un ampio corridoio; uno dice:
     in data 17.04.1975
- 7.000.000 = popolazione;
- 3.314.768 = morti e dispersi;
- 141.868 = invalidi;
- 200.000 = orfani;
- 635.522 = case distrutte;
- 796 ospedali distrutti;
- 5.857 = scuole distrutte;
- 1.968 = pagode distrutte.
     Più avanti altre foto con ammassi di teschi, foto che hanno fatto il giro del mondo per farci vergognare, per stare ancora una volta in silenzio.
     Nel rigoroso e nuovo monumento-ossario, grandi vetrine di teschi sono a dar credito della cattiveria dell’uomo; in mezzo ai campi delle fosse comuni che sembrano scoperte di tombe archeologiche, con pezzi di ossa e stracci e indumenti e ... bottoni, il tutto appena fuori Phnom Penh, questo al “Killing Fields”. Molti venivano portati qui per essere ammazzati direttamente nelle fosse, dai Khmer rossi, dopo essere stati torturati in quel carcere, in quell’ex ginnasio francese della città.

L’ospedale degli orrori
     Non si era detto forse che nulla di simile sarebbe stato tollerato, dopo i gulag sovietici e dopo la cattiveria del nazismo e l’esplosione delle bombe atomiche?
     I Khmer rossi di Pol Pot, colpevoli di tutto ciò, sono ancora in giro, sfruttano le miniere di rubini e controllano il commercio del legname, l’unica voce attiva dell’economia in miseria del piccolo e disastrato stato cambogiano. Non si accontentano: terrorizzano anche con le mine antiuomo la popolazione delle campagne ed acquistano armi americane che filtrano attraverso la Thailandia. I Khmer rossi sperano ancora in una presa del potere: Sihanouk eterno re, guarda stanco il futuro del suo paese, la nuova gestione politica non da garanzie e la gente coltiva una piccola speranza in un fatalismo rassegnato dopo tanti anni disastrosi.
     Una visita nell’ospedale militare di Preahket, nel centro di Phnom Penh, è un viaggio nell’orrore. I suoi corridoi sporchi e fatiscenti, invasi dall’umidità e dalle mosche, ospitano i reduci di una guerra combattuta senza mai vedere il nemico. I soldati, ridotti in queste brande, quasi tutti amputati sotto il ginocchio o mutilati alle mani o feriti agli occhi, sono giovani di leva mandati a combattere i Khmer rossi sul fronte di Battambang. Nei giorni scorsi ne sono arrivati altri 180 e i 700 posti a disposizione non bastano più a contenerli. Le loro condizioni sono spaventose eppure questi uomini dimostrano un coraggio ed una capacità di sopportazione che ha dell’incredibile. Non è fatalismo: è una volontà di sopravvivere messa a durissima prova da esperienze e traumi che mai riusciremo neppure ad immaginare.
     E’ la capacità di tornare comunque a sorridere nonostante tutto. Qui si capisce quell’insopprimibile voglia di vivere che negli ultimi anni ha spinto 500.000 profughi a rientrare in Cambogia, quasi una scommessa sul suo futuro.

Lo splendore di Angkor
     Le barche scivolano tranquille lungo il corso del Mekong ma subito al di là delle sue rive, nella direzione verso la quale si ritirò sei anni fa l’esercito vietnamita, la guerra delle mine continua. Noi ci stiamo recando ad Angkor, capitale di quel regno Khmer il cui splendore è ancora testimoniato dalle grandiose rovine dei suoi templi.
     Angkor fu capitale e centro religioso della civiltà Khmer, che fiorì quasi mille anni fa nella penisola indocinese. Poi un lungo oblio e l’abbraccio della giungla ne hanno fatto una città fantasma. Anche noi, spinti dall’ansia di posare gli occhi sui più reconditi e misteriosi tesori che remote regioni celano, siamo arrivati in questa selva di templi di pietra. Questa città divina, venne scoperta solo nel 1860. Angkor, antica capitale cambogiana, ha un’estensione di oltre 200 Km quadrati. Comprende 72 grandi templi e numerosi edifici minori, costruiti tra il IX ed il XIII secolo. Situata nella provincia di Siem Reap, nel nord ovest del paese, venne danneggiata negli anni ‘70 dall’azione dei Khmer rossi, che ne minarono ampie zone e ne fecero la loro sede e roccaforte trasformando quel che un tempo erano luoghi sacri in osservatori militari, luoghi di prigionia e di tortura, addirittura smantellando dei colonnati e facendo tiro a segno sulle statue dei budda e sui bassorilievi rappresentanti la storica vita dei re.
     Ora i guerriglieri si sono ritirati sulle montagne più al nord e questo misterioso ed affascinante luogo di spiritualità finalmente riposa, esposto al mondo affinchè l’uomo percorra, con rispetto, le strade sacre ed i colonnati, attraversi i ponti, salga e scenda le scale, si fermi sulle terrazze ad osservare le grandi statue dei budda, ed assorba la sacralità, dove sogno e realtà sono una dimesione unica, dove il canto degli uccelli esalta le penombre.
     Dopo che Sihanouk ha ripreso la monarchia, ad Angkor  sono ricominciati in grande stile i restauri che dovrebbero costare 300 miliardi di lire e durante circa 40 anni; sponsor principali: l’UNESCO, e il Giappone.
     Per raggiungere Angkor Vat, il tempio più grande di tutto il complesso, si attraversa un grande bacino d’acqua su una lunga strada di pietra. Altissimi gradoni innalzano le cinque torri interne a rappresentare il monte Meru, vetta sacra agli induisti. Dalla sommità lo sguardo spazia fino all’orizzonte.
     Il vero mistero Angkoriano è il tempio  TA PROHM, tralasciato volutamente dai restauratori, e tutto avviluppato dai tentacoli arborei della ceiba. Nessuno lì, ha spostato una pietra, nessuno ha tagliato alberi o radici. Nel corso dei secoli Angkor tutta era così; tra pietre e mondo vegetale si era creato un delicato misterioso equilibrio. Noi possiamo così ammirare il segno dell’uomo attraverso i secoli con gli stessi occhi stupiti dei primi esploratori di 130 anni fa, dove l’essenza stessa della giungla cola lenta dentro i portali, attraverso i porticati e si arrampica sulle cime dei santuari e si fa a tratti essa stessa pilastro ed architrave in una fusione che produce incantesimo.
     Una nenia lontana, le litanie dei monaci, un vento caldo ed odoroso di foresta, ci accompagna in un’altra dimensione poi, la giungla si fa silenziosa e l’ultimo canto degli uccelli si perde con i colori del tramonto; tra poco sarà buio, tra poco tutto si riavvolgerà nel millenario misterioso silenzio.