Chiapas
MOMENTI DI UNA PACE SOSPESA - CHIAPAS
In questi giorni Š tornato scuro il cielo sul Chiapas. Quando abbiamo lasciato il Messico, alla fine di gennaio, pareva che la pace fosse a portata di mano: questione di ultime trattative. Invece, il presidente
Zedillo la sera di venerd 10 febbraio si presenta in televisione e
dichiara di aver smascherato Marcos, leader dell'EZLN (Esercito
zapatista di liberazione nazionale). Zedillo ordina ai suoi militari,
inviati a migliaia nelle "zone calde" di questa regione, di arrestare
Marcos e gli altri dirigenti dell'insurrezione, di portare l'attacco
agli zapatisti che da quasi un anno se ne stanno nascosti nella Selva
Lacandona, nella zona sud est del CHIAPAS, ad aspettare la ripresa del
dialogo con il governo.
Tutto da rifare quindi: il Paese sta scivolando verso una guerra.
Il 12 gennaio eravamo a San Cristobal de Las Casas, per seguire gli
eventi. Credevamo le fasi di una pace imminente, una pace desiderata.
Era il giorno di scadenza della tregua, dopo il cessate il fuoco, tra
zapatisti e governo, mediato nel gennaio dello scorso anno dal
Samuel Ruiz, all'indomani dell'annuncio del comandante Marcos della
occupazione da parte dei suoi uomini, gurriglieri indios, di 38 dei
110 comuni del CHIAPAS, pi— di un terzo del territorio.
Siamo alla periferia della cittadina, dove ha sede il governo
provvisorio.
Al mattino andiamo a trovare Amado Avendano, giornalista e direttore
del quotidiano "El-tiempo", "governatore costituzionale dello stato
ribelle del CHIAPAS", nominato tale dagli zapatisti in risposta alle
elezioni fraudolente dell'agosto scorso dove Robledo, dello stesso
partito di Zedillo era stato eletto governatore del CHIAPAS.
Avendano dialoga con noi e risponde ad alcune domande.
"Sono stato pochi giorni fa al ministero dell'Interno... Nemmeno loro
sanno che cosa fare, come affrontare il problema degli zapatisti".
D.: Qual Š la situazione attuale nel Chiapas?
R.: "Ci sono 10-15.000 persone armate. Altre migliaia pronte ad
entrare nell'esercito zapatista. Ci sono poi tanti indigeni che non
sanno quello che accade attorno a loro".
La voglia di combattere sta prendendo per• molte coscienze. Tanto che
in questi ambienti si comincia a pensare alla costituzione di regioni
autonome. E' il caso di Margaritas, nell'area di Tojolabal. O di
Palenque, nel Chal. Queste popolazioni sanno che alla lunga i
risultati possono arrivare. E male che vada, come dicono gli
zapatisti, "meglio morire lottando che morire di fame e di malattie".
D.: Ci sono legami tra gli zapatisti e la guerriglia in Guatemala?
R.: "Non credo, per quanto riguarda le azioni belliche. Sugli ideali
s. Sono gli stessi: la democrazia, la giustizia, la libert…..."
D.: Cosa dice agli europei?
R.:"Agli europei dico di non abbandonarci. Non lasciateci soli.
Aiutateci perchŠ il governo messicano rifletta sui suoi errori".
La sera ci troviamo nella sala d'attesa a fianco della cattedrale
di San Cristobal e stiamo aspettando che il
presidente della CONAI (Comitato nazionale per l'intermediazione,
costituito per la pace tra governo e zapatisti) finisca celebrare la
messa e ci conceda un'intervista. Seguiamo i canti e le orazioni che
si alzano nel cielo. Ogni sera, quando Š presente, il
raccolta il suo "pueblo". Prega, parla e spera con la sua gente, Š
molto legato a quella terra. Prima di Natale e fino ai primi giorni di
gennaio, per favorire la ripresa del dialogo tra indios, zapatisti e
le autorit… del Messico, Mons. Ruiz si Š sottoposto ad un duro
sciopero della fame. E' stata un'ulteriore iniziativa per evitare il
ritorno alle armi.
C'Š chi lo definisce rivoluzionario, chi esponente della teologia
della liberazione, chi il Romero del Messico, addirittura chi lo
indica come guida politica dell'EZLN.
Sicuramente lotta per la dignit… del suo popolo. Non nasconde la
centralit… e l'importanza del suo ruolo.
E' persino troppo esposto; non teme per la sua vita, non si nasconde,
sta con la sua gente. Il servizio d'ordine Š praticamente inesistente.
Il vescovo accoglie tutti, bisognosi e curiosi. E' seguito da migliaia
di indios, gente emarginata da guerre e repressioni. L il sistema
economico Š ancora basato sul latifondo.
Eccolo arrivare Mons. Ruiz. Ci fa accomodare in una stanza dopo
aver attraversato il lato di un chiostro. Si scusa per il poco tempo
che pu• dedicarci.
D.: Oggi - gli domandiamo - Š il termine ultimo per la tregua (12
gennaio). Cosa ci pu• dire dell'attuale situazione nel CHIAPAS? Qual
era l'obiettivo della sua protesta, del suo sciopero della fame?
R.: Avviare un dialogo perchŠ si arrivasse a una tregua. Grazie alla
misericordia del Signore e alla solidariet… di molta gente che ha
pregato, abbiamo raggiunto questo risultato. Ci sono state vicine
molte persone, da Italia, Francia, Germania, Belgio, Svizzera, perfino
dall'Australia... Molti cattolici, ma anche ebrei. Dal Canada sono
arrivati un vescovo cattolico e uno anglicano: hanno visitato questi
posti, si sono resi conto della difficile situazione".
D.: I prossimi passi?
R.: "Non so... certo l'avvio di un dialogo proficuo".
D.: Si dice che lei Š esponente della teologia della liberazione...
R.: "E' una domanda a cui non so rispondere. Non c'entra nulla con i
problemi del CHIAPAS. Io non sono un teologo, sono solo un pastore.
L'ho detto venti volte, sono stanco di ripetere le stesse cose".
D.: Il mondo che cosa pu• fare per il Chiapas?
R.: "Oggi l'interrelazione tra le vicende che accadono nei vari Paesi
del mondo Š un'esperienza quotidiana. Nulla accade che non abbia
ripercussioni. Se c'Š uno squilibrio economico in un Paese, questo si
riflette all'interno e all'esterno. Faccio l'esempio dei quattro
centri produttori di caff‚ che si sono ribellati il primo gennaio con
la partecipazione dell'intera popolazione: non Š nel Chiapas che si
fissa il prezzo del caff‚. Di questa situazione non sono responsabili
soltanto le aziende produttrici di caff‚, settore spesso in mano a
persone che vengono dall'estero. Quando un complesso di circostanze
provoca l'acuirsi delle povert…, si creano inevitabilmente i focolai
di possibili insurrezioni. Tutti devono avere chiaro il senso di una
corresponsabilit… storica. Ora credo che la presenza dei mezzi di
comunicazione europei, i reportage incisivi e aderenti alla realt… dei
fatti ci abbiano aiutato. I mass media europei, non esclusa l'Italia,
hanno avuto il ruolo di una "commissione di verit…". Ha cambiato
l'immagine che si aveva del Messico all'estero. Certo, si potrebbe
pensare anche ad aiuti economici. Ma con l'applicazione di modelli
nuovi, dove il capitale e il loro lavoro non si manifestino in quelle
forme aberranti che abbiamo avuto fino ad oggi. C'Š spazio per una
sfida economica pacifica che si ponga come obiettivo la dignit… della
persona e non si limiti al perseguimento del valore assoluto del
profitto".
Il
sciopero della fame. Ma anche quelli della speranza. Ha l'aria di un
padre che a tutti i costi vuole che i suoi figli la smettano di
litigare, che il pi— forte aiuti il debole, che ricomincino ad amarsi
per poter progredire, per andare avanti. Il suo modo di parlare con il
cuore, ci conquista.
Al congedo ci promette un ulteriore incontro che non gli sar…
possibile: il suo tempo Š catturato dagli eventi. L'indomani si
ritirer… con Marcos per l'EZLN e con Moctezuma, rappresentante del
governo, in una localit… sconosciuta della Selva Lacandona. E' il
primo contatto diretto trovare una soluzione politica al conflitto in
Chiapas. Anche noi in quei giorni siamo nella selva. Con molta fortuna
abbiamo superato i posti di blocco militari. A Ocosingo troviamo un
generale impacciato di fronte alla nostra caparbiet… di voler a tutti
i costi entrare nella zona del conflitto.
Quando con la Jeep infiliamo la strada a tutto gas, rompiamo d'un
tratto il silenzio profondo in quella distesa di verde che Š la Selva
Lacandona; l'entusiasmo ci pervade. Affrontiamo due ore di strada, su
pista sterrata. E' dietro una curva che ci appare un gruppo di
guerriglieri, una cinquantina di giovani dalla pelle olivastra.
Mostriamo il lasciapassare e andiamo oltre. Dopo un'ora siamo in una
spiazzo aperto in mezzo alla selva. Le case sono in gruppetti,
costruite con assi e paglia con palme e banani. Fermiamo la Jeep e
scendiamo a terra. Il sole si sta nascondendo ormai dietro le colline.
Quattro guerriglieri ci vengono incontro e tra loro ce n'Š uno
mascherato. E' il maggiore Rolando, uno dei capi zapatisti, e per la
notte ci d… ospitalit… in una scuola. E' subito buio. Dormiamo per
terra con una coperta. La luna piena illumina il villaggio. Spiccano i
profili nitidi della chiesetta. Il sole l'indomani sorge prima delle 6
e con lui arriva Rolando che in controluce emerge dalle nebbie
frequenti delle pianure umide della Selva del CHIAPAS.
Marcos non pu• venire vi parler• io:
"Questo movimento - racconta - Š dei contadini. La nostra Š una lotta
per la terra, come lo fu per Zapata. Zapata ha lottato per il popolo e
con il popolo per la terra. Per la libert…. Il suo insegnamento ci
sprona a portare avanti la nostra causa. Ma la nostra gente ha anche
altre esigenze: il lavoro, la casa, la democrazia e la giustizia..."
D.: Gli chiediamo qual Š il bilancio di un anno di guerra?
R.: "Grazie a questo popolo, tutto procede secondo i nostri obiettivi.
Il governo ci ha offerto un "dialogo" al quale noi non rispondiamo
perchŠ non ci sono le condizioni".
D.: Quali sono le condizioni per deporre le armi?
R.: "Deporre le armi Š molto difficile.
democrazia e giustizia... Oggi tutto questo non c'Š. Il governo non ci
offre nulla e giustamente la popolazione del Chiapas non "firma"
trattati".
D.: Quanti sono gli zapatisti in armi?
R.:"E' un segreto. Ma si tratta di un numero sufficiente per portare
avanti la lotta".
D.: Che cosa ci pu• dire di Marcos?
R.: "Nel Chiapas Š arrivato nel 1983, assieme ai fondatori del
movimento. E' venuto qui, nelle montagne, con l'intenzione di
difendere queste terre dall'esproprio di cui erano responsabili anche
forze dell'esercito e della polizia. La verit… Š che 6 milioni di
persone vivono senza un pezzo di terra. Il governo, con la sua
politica, sta scavando la nostra fossa. Non siamo in grado di
competere con nessun Paese sviluppato. Qui si continua a lavorare la
terra con l'aratro".
D.: Che cosa succeder…?
R.: "Noi siamo aperti al dialogo ma, il governo vuole risolvere il
conflitto con mezzi politici?".
D.: E' ipotizzabile che in futuro, possiate diventare un partito
politico?
R.: "Questo Š impossibile dirlo. Certo noi vogliamo una soluzione
politica. PerchŠ il "cambio" costi il meno possibile al Paese. Non
vorremmo che si arrivasse a un'esplosione militare".
D.: Ci racconti di lei...
R.: "Da otto anni faccio parte dell'esercito zapatista. Da ragazzo
vivevo qui, nel Chiapas, poi sono andato in citt… per lavorare. Ogni
volta che tornavo mi rendevo sempre pi— conto delle condizioni
immutabili di miseria in cui viveva la mia gente. Ho preso coscienza
dei problemi. Non c'era altra forma per cambiare la situazione: le
manifestazioni pacifiche si concludono con la repressione, finiscono
nel nulla prima o poi. Questo momento impone la lotta armata".
D.: La vostra lotta pu• comprendere atti di terrorismo?
R.: "No, mai. Non abbiamo mai rapinato banche, non coltiviamo la
marijuana... Abbiamo fatto l'insurrezione del 1ø gennaio: quella s".
D.:
R.: "Tutti i rivoluzionari si ispirano al Che. Molti di noi vorrebbero
avere qualcosa del Che, somigliargli almeno un po'."
D.: Mettete nel conto un'eventuale sconfitta?
R.: "Siamo disposti a pagare, ad affrontare qualsiasi costo per
vincere. Se Š necessario , verseremo ancora sangue. Se il governo
preferisce la soluzione armata, andiamo avanti."
La nostra jeep, alla guida c'Š Pablo, riprende il cammino verso San
Cristobal. La strada Š costellata da CHEK point ed elmetti verdi.
Migliaia di militari con carri armati e camion che si spostano in
tutta la regione del CHIAPAS.
Tornano alla mente quei ragazzi, quei guerriglieri zapatisti. Mancano
molti bottoni nelle loro divise, ma non mancano i sorrisi sui loro
volti. Neppure a quelli mascherati. Proviamo simpatia per loro, gente
che combatte per porre fine ai soprusi dei Ganaderos e Terra-Tenienti
(allevatori e latifondisti).
Il Chiapas ha la pi— bassa percentuale di popolazione anlfabeta
nel Paese. E' la ragione con la pi— alta percentuale di povert….
Insomma, Š l'ultimo vagone di un treno chiamato Messico. La lotta Š
per ottenere la riforma agraria e per migliorare le condizioni di vita
della gente.
Alle 10.30 del 15 gennaio, nel vescovado partecipiamo ad una
conferenza stampa internazionale. Un componente della CONAI legge al
mondo un comunicato. L'aria Š satura di tensione. Decine di
giornalisti vogliono "catturare" questo momento e sono le prime parole
ufficiali dopo un anno di silenzio.
"Oggi, il processo per ristabilire il dialogo tra l'EZLN e i
rappresentanti del governo federale sta vivendo un momento molto
importante: il concretizzarsi del primo incontro diretto tra le
rappresentanze di ambo le parti..."
Il giorno 18 rientriamo in Italia con la notizia che il "Governo
Messicano annuncia un patto con l'esercito zapatista". E' fatta
pensiamo.
Oggi il gioco non Š pi— lo stesso.
Auguriamoci che le nubi che sovrastano il Chiapas non ne offuschino
troppo il cielo. Speriamo che i venti di guerra cessino, per lasciare
il posto ad una vera speranza di pace.-