
VALERIO MASSIMO MANFREDI
Giorgio Fornoni non è quello che si dice un uomo comune. E' riuscito a diventare un giornalista di punta partendo come garzone di bottega in una drogheria e passando attraverso studi che con il giornalismo non avevano nulla a che fare.
Ma anche gli studi non sono stati un pic-nic. Lavorava di giorno e studiava di notte, prima per diventare ragioniere, poi all'Università alla facoltà di Scienze economiche.
E' riuscito a costituire uno studio da commercialista di successo che basava la sua fortuna soprattutto sul rapporto umano, e sulla capacità di capire le aspirazioni della gente e anche i loro problemi e le loro difficoltà.
Lo studio poi è diventata la struttura economica che gli ha permesso di finanziare la sua vera passione, quella in cui si riassumono i suoi molteplici e variegati interessi: l'avventura, in qualunque campo e a qualunque livello.
Ha visitato quasi tutti i paesi del mondo: dalla Terra del fuoco alla Kamchatka, dall'Angola al Vietnam, dal Perù all'Afghanistan.
In questi suoi viaggi ha maturato una vocazione politica terzomondista e antimperialista e ha profuso un impegno umano molto intenso e spesso a prezzo di rischi notevoli, ma senza rinunciare al gusto per il vivere bene. Un gusto che si manifesta nella spiccata attenzione al proprio look di cui è lui stesso l'ideatore, in una residenza dove il rilevante impegno economico profuso è assolutamente invisibile, nascosto sotto una semplicità ed essenzialità estreme.
Trascorre in giro per il mondo più o meno la metà del suo tempo ma non ha mai rinunciato alle sue radici che si trovano in un paesino dell'alta Val Seriana fra gente semplice, onesta e laboriosa.
E' generosissimo ma senza mai rinunciare alla salvaguardia gelosa del suo territorio e delle sue pertinenze.
Non sa che cos'è la paura ma è conscio, come qualunque uomo saggio,della fragilità umana cui tutti siamo soggetti. Nel suo rifugio più alto, a quasi mille metri di quota, davanti ad una grande finestra che inquadra le montagne c'è un tavolino molto piccolo con una sola sedia: E' per l'ultima partita a scacchi, contro la morte.
"Perché una sedia sola?" gli ho chiesto
"Perché so bene che lei vincerà comunque, ma almeno dovrà giocare scomoda, in piedi."
Valerio Massimo Manfredi