Io ballo coi lupi
Io ballo coi lupi
Ha incarnato per secoli gli incubi delle fiabe infantili, ha attirato l'odio dei pastori e giustificato una caccia spietata che lo ha portato sull'orlo dell'estinzione. Ma la cattiva fama del lupo era del tutto immeritata. E in questo castello che sorge nel dolce paesaggio della Linguadoca, nel sud della Francia, da vent'anni è in corso uno straordinario progetto di riabilitazione. Tutt'attorno sono i 35 ettari del parco di Givaudan, presso Lozere, dove un giornalista appassionato di natura, Gerard Menatory, ha riportato i primi lupi che tornano dopo decenni sul suolo francese.
Il sogno di Menatory è affidato oggi a sua figlia Anne, 38 anni, "la donna che balla coi lupi". E' lei che dirige il progetto di reintroduzione, vivendo quotidianamente, in straordinaria familiarità, con un branco di oltre 100 esemplari di lupi importati dall'est Europa.
Il parco di Givaudan è diventato naturalmente una delle grandi attrazioni turistiche della regione. Ma ha anche una sua importante valenza scientifica, cui dà il suo contributo professionale la stessa Ann Menatory. Il lupo è infatti un animale schivo, teme l'uomo e lo fugge, tanto che in libertà è assai difficile compiere le osservazioni sul suo comportamento familiare e sociale che a Givaudan sono regola di ogni giorno. Ann ci tiene a precisare che questi animali vivono sì in regime di semilibertà, ma sono anche del tutto autonomi, il loro comportamento non è minimamemnte condizionato dalla vicinanza con l'uomo. Confessa che semmai è vero il contrario, che cioè è lei ad avere trasformato l'intimità della quale gode con i suoi amici lupi in una irrinunciabile scelta di vita.
I lupi di Givaudan vivono in clan da 12 a 20 individui, guidati da un maschio dominante e dalla sua compagna. In ogni branco vigono precise gerarchie ma è vivo anche un forte spirito di solidarietà. A circa 3 anni i lupi sono in grado di riprodursi, ma ogni anno si forma una sola coppia, dopo un lungo combattimento rituale tra i maschi adulti del clan. La gestazione dura due mesi. Il legame che unisce maschio e femmina resta stabile per la vita, esaltato dalla cura affettuosa per i cuccioli.
Non si fatica molto a capire che in Ann Menatory l'interesse scientifico per i suoi lupi si unisce ad una sincera e fortissima passione personale, alla quale non saprebbe più rinunciare.
A poca distanza dal parco dei lupi, nel vicino parco della Lozere, è in atto un altro eccezionale progetto naturalistico- scientifico. Questi animali sono bisonti europei, un animale che viene dalla preistoria. In Europa ne erano rimasti poche decine, concentrati nella foresta polacca di Bialowieza. Negli ultimi decenni, lo sforzo di protezione ha riportato questa specie a nuova vita. Una piccola mandria di bisonti è stata portata nel 1990 anche nella Lozere. I bisonti francesi sono oggi 140 e offrono un'occasione unica: restituiscono l'immagine di quello che doveva essere il paesaggio europeo nell'epoca delle glaciazioni, 20 mila anni fa.
Nel parco della Lozere, l'arrivo dei bisonti ha stimolato un progetto ancora più ambizioso: la reintroduzione del cavallo selvatico, eternato negli affreschi sotterranei delle grotte di Lascaux e Altamira. La specie più vicina a quella così caratteristica della preistoria europea è oggi rappresentata dal cavallo di Prevalsky che vive soltanto nelle steppe mongole. E da lì viene infatti la piccola mandria reintrodotta nel parco della Lozere, un'altra immagine che sembra arrivare direttamente dalla preistoria.
